La Basilica di San Crisogono a Trastevere

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 La Basilica di San Crisogono

E se tutto si fermasse?

di Elisa Carta

Quante volte sbuffando nel traffico trasteverino vi sarà capitato di NON notare questa meravigliosa chiesa.

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Feriali 07:00-11:30 e 16:00-19:30 Festivi: 08:00-13:00 e 16:00-19:30
Feriali: 07:30 – 09:00 – 10:00 – 18:00 Festivi: 08:30 – 10:30 – 12:30 – 18:00 Prefestivi: 18:00 Durante la celebrazione della S. Messa non è possibile visitare la chiesa
 Feriali 7:30-11:30 16:00-19:00
Festivi
8:00-13:00 16:00-19:00   Il costo d’ingresso è di 3€  

 

In effetti la sua posizione oggi non è tra le più fortunate: schiacciata tra il caos di viale Trastevere e le urla degli “acchiappini” che invitano i passanti a provare la tipica cucina romana; sommersa da orde di turisti che cercano di orientarsi tra i vicoletti minuti e trafficati; da artigiani che lavorano un po’ dentro e un po’ fuori dalla loro bottega; da ragazzi in fila per un caffé o una birra… “Preferisci un bicchiere di vino?… Dai, è l’ora dell’aperitivo, proviamo quel nuovo posto all’angolo!” E poi clacson… Semaforo rosso, semaforo verde, semaforo giallo… Di nuovo un clacson.

STOP!

Non era questa l’atmosfera che circondava questo luogo quattro secoli fa, quando il portico con quattro colonne in granito fu posizionato davanti alla rinnovata chiesa di S. Crisogono dall’architetto Giovan Battista Sorìa. Mandiamo indietro le lancette del tempo e ripercorriamo le tre vite di questo luogo di culto lasciandoci guidare dalle meraviglie artistiche che conserva.

Era il III sec. d. C. quando un cittadino dell’impero romano, Crisogono, in seguito alla sua conversione al cristianesimo, decise di aprire la sua casa al culto di Cristo trasformandola in uno di quei luoghi conosciuti come domus ecclesiae. Subito dopo il suo martirio, avvenuto sotto l’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.) la domus venne intitolata al suo proprietario, acquisendo il nome di Titulus Crysogoni.

Nell’VIII secolo il titulus si ampliò grazie ai lavori ordinati da papa Gregorio III (731-741) con i quali prese forma la grande aula rettangolare absidata con cripta anulare e impreziosita da splendide decorazioni murarie realizzate tra il VI e l’XI secolo, pitture che scopriremo insieme proseguendo la nostra visita virtuale. Volontà di papa Gregorio III fu anche l’edificazione di un monastero adiacente l’edificio che venne affidato ad una comunità di frati benedettini.   

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La basilica paleocristiana, di dimensioni notevoli che ne testimoniano la grande importanza che evidentemente rivestì nei primi secoli, fu però danneggiata più volte dalle frequenti piene del fiume Tevere, tanto da ritrovarsi parzialmente interrata prima dell’anno mille. Spinto da questo motivo il cardinale Giovanni da Crema, titolare della chiesa dal 1116 al 1137, decise di ricostruire la chiesa su un livello superiore, dando così inizio alla seconda vita architettonica di S. Crisogono. I lavori si avviarono nel 1123 con l’interramento dell’antica basilica al fine di garantire stabilità al nuovo edificio superiore. Quest’ultimo venne costruito sei metri più in alto, a filo con il livello raggiunto dal terreno ma leggermente spostato verso nord, al fine di avvicinarlo maggiormente a via della Lungaretta, cuore pulsante delle attività trasteverine nel Medioevo. Durante questo intervento fu costruito lo splendido campanile dai profili romanici che prese posto a destra della facciata.

La grande importanza di questo edificio ecclesiastico per il culto cristiano all’interno di Trastevere fu sottolineata nel ‘600 quando il suo titolare, il cardinale Scipione Borghese Caffarelli, nipote del papa Paolo V avviò i lavori di rinnovamento architettonico per mano dell’architetto Giovanni Battista Sorìa. Sarà proprio grazie alla volontà del cardinale Borghese che inizierà la terza vita della chiesa di S. Crisogono.

Gli interventi dell’architetto di fiducia di Scipione furono discreti e si limitarono al rifacimento della facciata in stile barocco, pur conservandone l’ispirazione medioevali, alla decorazione dell’interno con creazioni in stucco, alla realizzazione del tetto a lacunari lignei e all’aggiunta della cuspide sulla sommità della torre campanaria. Sorìa mostrò grande cura nel voler mantenere l’impianto basilicale della chiesa medievale a tre navate e nel voler conservare il maestoso pavimento cosmatesco in marmi policromi, creato dalla celebre famiglia di marmorari romani nel XII secolo. 

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Diamo finalmente avvio alla la nostra visita virtuale:

LA FACCIATA…

È lei a darci il benvenuto mentre sostiamo su viale Trastevere in attesa di entrare. Realizzata durante i lavori di ristrutturazione eseguiti da G. B. Sorìa, si presenta come un’opera di gusto barocco la cui monumentalità viene mitigata dalla scelta di linee semplici e simmetriche e dalla presenza del bellissimo campanile sviluppato su cinque piani, ognuno dei quali movimentati da finestre bifore o trifore e divisi dalle tradizionali cornici marcapiano decorate con motivo a dente di sega, innalzato durante gli interventi del 1123 e completato dalla cuspide, aggiunta invece dal Sorìa. 

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La parte superiore, raccordata a quella inferiore attraverso due morbide curve coronate da capitelli, è decorata da quattro lesene con capitelli ionici arricchiti da ghirlande floreali. Nello spazio centrale si apre un arco al cui interno è inserita una grande finestra rettangolare; un timpano semicircolare e applicazioni in stucco donano movimento grazie agli interessanti giochi di chiaroscuro che si creano sulle loro superfici. Conclude il tutto uno splendido frontone triangolare in cima al quale è posto un crocifisso ferreo.

La parte inferiore della facciata rimane nascosta poiché preceduta dal profondo portico. Le quattro colonne doriche, sicuramente provenienti da antichi monumenti romani, e le quattro lesene agli angoli, tra le quali si aprono due arcate a tutto sesto, sono sormontate da una trabeazione sulla quale è inciso: SCIPIO.S.R.E PRESB.CARD BVRGHESIVS M.POENITEN A.D. MDCXXVI (“Il Cardinale presbitero di Santa Romana Chiesa, Scipione Borghese, Penitenziere Maggiore, nell’Anno del Signore 1626”).

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Sull’attico, preceduto da una cornice marcapiano con frontone semicircolare, sono visibili gli stemmi araldici della famiglia Borghese: aquile e draghi, ricco omaggio alla famiglia del committente dei lavori.

ENTRANDO…

Impossibile non rimanere colpiti dalla suggestiva fuga prospettica della navata centrale. Le geometrie policrome del bellissimo pavimento cosmatesco del XII secolo, accompagnano lo sguardo del fedele fino al grande altare maggiore che ancora conserva elementi dello stesso periodo medievale, nonché reliquie del santo titolare e di S. Giacomo.

Sovrasta l’altare il baldacchino barocco realizzato dal Sorìa durante il suo intervento: le quattro colonne in onice egiziano sorreggono una splendida copertura a cupola il cui profilo sembra seguire perfettamente la curva dell’abside retrostante e dell’arco trionfale dal quale si accede alla zona del presbiterio.

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Avviciniamoci all’altare con gli occhi all’insù… Il nostro sguardo non si fermerà scorrendo i bellissimi stucchi dorati che decorano i lacunari a fondo blu del soffitto ligneo, qui si nascondono numerosi dettagli tra i quali capiterà sempre di scoprire un particolare nuovo. Ci accorgiamo che anche questa è opera dell’intervento del Sorìa grazie alla presenza, tutt’altro che discreta, delle aquile e dei draghi che circondano il galero cardinalizio, nuovamente una citazione del prestigioso committente. Al centro del soffitto spicca la Gloria di S. Crisogono, oggi purtroppo solo una copia della splendida opera del Guercino (1622) poiché l’originale fu trafugata nel XIX secolo e oggi è conservata a Londra.

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Giunti in prossimità dell’altare  lasciamoci catturare dal mosaico al centro del catino absidale, attribuito a Pietro Cavallini o alla sua bottega e rappresentante la Vergine in trono con Bambino tra i santi Crisogono e Giovanni, stupefacente esempio della maestria della scuola romana del 1290 circa.

Spostiamoci ora nella navata destra… Per prima cosa, alla nostra sinistra e quindi nel transetto, troveremo la Cappella del SS. Sacramento la cui architettura è da qualcuno attribuita a Gian Lorenzo Bernini, il quale probabilmente la ristrutturò intorno al 1677-80. Su disegno del maestro furono poi scolpiti, nel 1680, dalla mano dello scultore Giuseppe Mazzuoli i busti marmorei presenti ai lati della cappella e dedicati al Cardinale Fausto Poli e all’Arcivescovo Gaudenzio Poli.

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Nella volta vi è raffigurala la Trinità e angeli, opera di Giacinto Gemignani mentre la pala d’altare opera di Ludovico Gemignani è oggi coperta da un’altra tela rappresentante la Trinità e i santi Giovanni de Matha e Felice di Valois, di cui non conosciamo l’autore.

Uscendo dalla cappella scorgiamo l’intera navata destra sulla cui parete sono riconoscibili numerose opere d’arte tra le quali meritano sicuramente menzione gli affreschi di Paolo Guidotti (1560/1629) e di Giovanni da San Giovanni (1592/1636) raffiguranti rispettivamente il Crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni e i Tre Santi Arcangeli.

Prima di dirigerci verso la navata sinistra della chiesa rivolgiamo un rapido sguardo alla preziosa Cappella delle Reliquie, ricavata nel basamento del campanile e nella quale si conservano numerose reliquie di santi e martiri.

Attraversiamo la navata centrale per raggiungere il lato opposto della chiesa. Accanto alla porta di ingresso spicca il monumento al Cardinale Jacopo dei Marchesi Millo, opera dell’architetto Carlo Marchionni e dello scultore Pietro Bracci che lo realizzarono nel 1760.

Come la navata destra anche quella di sinistra è arricchita da numerose pittura tra le quali si riconoscono una tempera eseguita a quattro mani da Giovanni Coli e Filippo Gherardi nel XVII secolo: S. Maria Maddalena dei Pazzi e due santi Carmelitani e, più avanti, uno splendido S. Carlo Borromeo opera della scuola di Santi di Tito (1536/1603).

Giunti al transetto possiamo trovare due preziosi ricordi della basilica medioevale: un tabernacolo cosmatesco finemente decorato e alcune iscrizioni che ricordano la costruzione della chiesa e la consacrazione dell’Oratorio. Davanti a noi è la Cappella della Redenzione, recentemente affrescata da Rodolfo Papa in occasione degli ottocento anni della fondazione dell’Ordine della Santissima Trinità, a cui la chiesa è tutt’ora affidata.

Alla nostra sinistra una porta conduce alla Sacrestia e da qui saremo pronti per tornare indietro nel tempo fino all’origine di questa storia…

LA BASILICA PALEOCRISTIANA…

Si presenta in tutta la sua maestosità scendendo i pochi gradini che la collegano con la Sacrestia: si viene subito introdotti all’interno del cuore dell’antico edificio religioso, ovvero di fronte alla curva absidale e alla retrostante cripta anulare.

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Apparentemente la basilica si presenta divisa in tre parti a causa delle fondamenta della soprastante chiesa, in realtà era in origine costituita da un’unica grande aula rettangolare con due ambienti separati ai lati dell’abside: a destra fu scoperto un sacrarium nel quale venivano inizialmente conservati paramenti religiosi e altri oggetti liturgici e che in seguito fu trasformato in luogo di sepoltura; nel momento degli scavi venne qui ritrovato il bellissimo sarcofago di età imperiale decorato con un corteo marino di nereidi e tritoni, datato probabilmente al II secolo d.C..

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A sinistra dell’abside si trova invece una grande sala con al centro una vasca circolare (oggi purtroppo divisa da una parete della chiesa superiore). Molto si è discusso sulla funzione di questo spazio, si è ipotizzato potesse essere una sala battesimale e la vasca fosse quindi utilizzata per il battesimo dei fedeli, ma a causa delle dimensioni e della profondità troppo elevata si è cercato di elaborare altre ipotesi tra le quali quella di riconoscere in questo spazio un’antica fullonica o lavanderia. Tale supposizione è avvalorata dalla presenza sulla parete di fondo di una porta che affaccia direttamente su strada, elemento che rendeva quindi il locale accessibile autonomamente dall’esterno.

È ancora possibile riconoscere su questi antichi muri, tracce dei meravigliosi affreschi che li ricoprivano in passato: il corridoio absidale mostra ancora le decorazioni a losanghe e clipei in finto marmo, realizzate nell’VIII secolo; al centro dell’abside, su una piccola parete si vedono bene tre figure di santi identificati come S. Crisogono, Rufino e Anastasia; la parete a sinistra dell’aula è decorata con volti di numerosi santi nimbati al di sopra dei quali si intravedono resti di figure purtroppo non identificabili; nello stesso spazio, proprio davanti all’antica lavanderia si trova un altare decorato con affreschi floreali, molto simili a quelli presenti nel vano con la vasca.

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La parete di destra dell’antica basilica presenta invece gli affreschi con la datazione più recente, realizzati probabilmente tra il X e l’XI secolo: sono storie di santi, purtroppo molto rovinate ma in qualche caso riconoscibili come S. Benedetto che guarisce un lebbroso e S.Pantaleone che cura il cieco. È riconoscibile anche la testa di un animale con denti affilati accanto al torace di un uomo, una scena che si è voluta identificare con la cattura del drago da parte di Papa Silvestro.

Continuando a passeggiare in questo ampio spazio si riconoscono numerosi piccoli sarcofagi in terracotta destinati alla sepoltura di bambini, lastre di marmo con incise epigrafi, resti di colonne e capitelli che probabilmente arricchivano la decorazione degli antichi spazi. Terminato il giro si risalgono le scale fino alla sagrestia per potersi dirigere verso l’uscita…

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Lasciamo la Basilica di S. Crisogono leggendo la maestosa incisione sulla sua controfacciata ricordante i lavori di rinnovo del 1626.

È il momento di tornare nel presente, nella Trastevere trafficata di macchine e turisti, di ragazzi e artigiani, ma lo faremo con la consapevolezza che sotto i nostri piedi, e accanto alle nostre spalle, continua a vivere la storia.

 

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