IL ROSETO DI ROMA

di Elisa Carta – Tempo di lettura 2 min circa

 

Antoine de Saint-Exupéry tra le pagine de Il Piccolo Principe scrive: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante” e così… in una calda mattina di maggio, con il libro della mia infanzia tra le mani, vòlto le spalle allo splendido colle Aventino. Mi lascio dietro il grande portone verde con il buco della serratura più famoso al mondo e i primi turisti che, timidi, si preparano per lasciarsi stupire; passo davanti alla maestosa chiesa di Santa Sabina e al profumato Giardino degli Aranci, con il suo riservato panorama su una Roma già in fermento, e proseguo oltre perché oggi dedicherò la mia passeggiata alla scoperta di un sito romano un po’ insolito, ma sicuramente tra i più intimi e suggestivi di tutta Roma: il roseto comunale, adagiato proprio sulle pendici del colle Aventino. Roseto 2 (1)

Il fascino, sempre sorprendente, di questo luogo inizia dalla storia della sua nascita, strettamente legata alla figura di una caparbia donna americana: Mary Gayley, che giunta in Italia si innamorò e poi sposò il conte Giulio Senni. Qui a Roma la contessa sviluppò una vera passione per il giardinaggio e iniziò a curare nel suo giardino diverse qualità di rose con così tanto amore che iniziò a sognare la nascita di un roseto pubblico e specializzato sul territorio di Roma, la città che l’aveva amorevolmente accolta.

Il Roseto di Roma L’effettiva realizzazione del suo progetto non fu affatto facile, ma grazie alla sua determinazione e al suo entusiasmo riuscì a vedere i primi risultati nel 1924 quando donò alla città una prima collezione di rose provenienti dalla sua personale coltivazione. La nascita ufficiale del roseto di Roma è ricordata nel 1932 quando sul Colle Oppio furono piantate più di 300 piante. La contessa seguì personalmente ogni fase della realizzazione e si impegnò alla sua promozione in Italia e all’estero istituendo nel 1933 un concorso ancora oggi esistente: il Premio Roma per le Nuove Varietà di Rose.

Questo primo sito purtroppo ebbe breve durata poiché fu impietosamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. La risoluta contessa, però, non si arrese e grazie anche alla volontà del Direttore del Servizio Giardini Elvezio Ricci, si potè dare nuova vita al giardino delle rose di Roma, scegliendo un nuovo luogo, sulle pendici dell’Aventino, di fronte al Circo Massimo.

Quest’area ospitò il cimitero ebraico dal 1645 al 1934, quando quest’ultimo fu trasferito al Cimitero Monumentale del Verano, ma la Comunità Ebraica accettò senza remore la piantagione di una collezione di rose, chiedendo solo che la sua antica destinazione sacra non venisse dimenticata. Entrando oggi al roseto, su entrambi gli ingressi, siamo infatti accolti da una coppia di stele riproducenti le Tavole della Legge di Mosé, mentre i vialetti al suo interno ricordano la forma di una Menorah, il candelabro a sette bracci simbolo della religione ebraica.Il Roseto di Roma

Immersa nel silenzio della natura, piuttosto strano pensando che mi trovo al centro di Roma, mi rendo conto di essere avvolta da un tripudio di colori e profumi proveniente dalle 1000 specie di rose presenti. Gli esemplari sono divisi in tre settori principali: le Rose Botaniche, presenti in molte zone dell’emisfero settentrionale e molte delle quali esistenti già prima dell’uomo; le Rose Antiche, comprendono le rose più tradizionali, spesso frutto dei primi tentativi di ibridazione e infine le Rose Moderne ovvero tutte quelle varietà ottenute a partire dall’Ottocento quando si iniziarono a incrociare le rose occidentali con le specie provenienti dal lontano Oriente e per questo spesso soprannominate TEA.

Noto piacevolmente il rosa acceso della Rosa Gallica, ritenuta sacra dai Persiani; la Rosa di Damasco, folta di petali leggeri come veli e la Rosa Cinese dalle spine rosse e trasparenti. Inoltre, come ogni rosa ci insegna, il loro profumo è sempre incantevole, eppure non potrò mai dimenticare l’eccezione che conferma la regola: tra le aiuole del roseto di Roma si trova la particolarissima Rosa Foetida, proveniente dall’Asia Minore. La pianta è bellissima con il verde acceso delle sue foglie e il giallo luminoso dei suoi petali, ma, come ci suggerisce il nome, nasconde una “sgradevole” sorpresa: avvicinando il naso ai suoi fiori non sentiremo certo un roseo profumo… piuttosto un cattivo odore che in molti descrivono come quello delle mele troppo mature.

Il Roseto di RomaIncredibile come da questo piccolo angolo di Roma si possa intraprendere un viaggio per il mondo… Passeggiare tra i suoi viali è un po’ come andare a spasso per i continenti e le bellissime rose qui coltivate ci permettono di farci avvicinare a punti nel mondo che, per un momento, non sembrano poi così lontani. 

 

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