La Primavera di Vincent

La Primavera di Vincent

La Primavera di Vincent

Tempo di lettura: 2,30min – di Elisa Carta

“L’ultima tela dei rami in fiore è forse quella che ho fatto con più pazienza e meglio”

Nel Febbraio del 1888 la piccola città di Arles è ancora immersa nel freddo dell’inverno, c’è la neve e un vento gelido sferza sulle guance di un uomo appena sceso dal treno. Quell’uomo è Vincent Van Gogh che, incurante del clima gelido, ha gli occhi luminosi, vitali e pieni di gioia. Sa che in Provenza la sua potenza creativa si nutrirà di nuovi colori e di nuove atmosfere.

L’arrivo della Primavera, con il sole abbagliante e il clima mite, fa esplodere di luce le tele del pittore che non perderà un solo attimo senza dipingere immerso nella natura arlesiana.

Così, in un limpido pomeriggio di marzo, seduto sulla riva di un piccolo canale di irrigazione, Vincent dà vita al dipinto Il ponte di Langlois con lavandaie caratterizzato da colori vividi disposti attraverso larghe pennellate. Il sole ha finalmente invaso gli occhi e i quadri dell’artista, le luci nette si delineano attraverso i contorni precisi per poi disperdersi nel movimento dell’acqua e delle figure sulla riva. Si respira un’atmosfera di calma e di armonia, specchio delle sue emozioni a contatto con le luci del sud.

La Primavera di Vincent

Come i prati arlesiani anche le opere di Van Gogh si ricoprono di splendidi fiori: a passeggio per le strade di campagna, realizza dipinti con alberi di pesco e peri in fiore, con oleandri, iris e soprattutto rappresenta i suoi amati Girasoli.

Ah, i girasoli… Li amerà così tanto da realizzarne diverse versioni e da renderli il simbolo della sua nuova arte piena di colore e vita!

Attraverso le numerose tele con questo soggetto Vincent vuole creare una vera e propria sinfonia di giallo, il colore che per lui rappresenta la gioia e la riflessione, l’unione e la speranza di realizzare il sogno di una comunità di artisti del Sud francese. La Primavera di Vincent

“Adesso abbiamo qui un calore stupendo […] Un sole, una luce che in mancanza di meglio non posso che chiamare gialla. Com’è bello il giallo!”.

 

Un paio di anni dopo, anche se ormai lontano da Arles, Van Gogh non dimenticherà i colori della Primavera del sud. Chiudendo gli occhi e immaginandosi affacciato alla finestra della sua Casa Gialla, realizza il dipinto Ramo di mandorlo fiorito, poco conosciuto eppure un vero capolavoro, emblema della sua idea di osservazione e di interpretazione della realtà.

L’armonia di fiori che esplodono dalle gemme sui rami sono un inno alla vita che si rinnova ogni primavera e anche se l’opera risulta apparentemente piatta è, in realtà,  colma di un profondo respiro vitale, sinonimo di serenità e intensa gioia emotiva.

“Caro Theo, vedrai che l’ultima tela dei rami in fiore è forse quella che ho fatto con più pazienza e meglio, dipinta con calma e con una maggiore sicurezza nella pennellata. Tuo Vincent”.

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