Le chiese nella roccia…

Le chiese nella roccia...

Le chiese nella roccia…

…incastonate come gioielli

Tempo di lettura stimato di 2m – di Alessandra Di Bartolomeo

Proprio come gioielli, in luoghi più o meno nascosti del nostro Paese, ci sono alcune splendide chiese incastonate nella roccia.

Le chiese nella roccia...
Tempietto di Sant’Emidio alle Grotte, Ascoli Piceno

Un posto che conserva intatto un fascino misterioso, una chiesetta dedicata al santo protettore della città di Ascoli Piceno. 

Appena fuori dal centro storico, nascosta dagli sguardi dei più distratti, si trova il tempietto di Sant’Emidio alle Grotte, chiesa barocca addossata alla grotta dove si trova una necropoli cristiana del III sec. d.C..

Le linee del tempio sono state disegnata da Giuseppe Giosafatti intorno agli anni Venti del Settecento, per volere degli abitanti della città che intendevano realizzare un ex-voto a seguito della protezione ricevuta dal santo, durante il terribile terremoto del 1703.

La luce si insinua tra le colonne creando dei forti chiaroscuri, ma la bellezza e il gioco della facciata barocca scompaiono come d’incanto all’interno della chiesa, lasciando il posto ad un’atmosfera molto più intima e silenziosa.

L’interno non è stato trasformato nel tempo, ricavato da una grotta naturale e non era solo una necropoli, ma il luogo dove Sant’Emidio decise di morire.

La leggenda racconta che il santo, proveniente da Treviri, dopo essere stato decapitato sulle rive del fiume, si fosse recato con la testa sotto il braccio proprio in quella necropoli, sulla sua tomba su cui iniziò a fiorire del basilico.

Dopo una ripida salita, anche se non troppo faticosa, appare una costruzione nascosta tra le pareti di una roccia calcarea, vicina al famoso Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Le chiese nella roccia...
Tempio di Valadier, Genga (An)

La posizione del tempio di Genga, o “Rifugium Peccatorium”, è unica al mondo. Fu fatto costruire per volere di papa Leone XII che affidò il progetto all’architetto Giuseppe Valadier, da cui il tempio prende il nome. La chiesa, a pianta ottagonale, è realizzata in travertino, materiale estratto direttamente da una cava che sovrasta la grotta stessa.

Chi si reca in questo luogo non solo è sorpreso dalla bellezza di un incastro perfetto tra architettura e natura, ma ha anche l’occasione di comprendere davvero le dimensioni della grotta e del tempietto.

La chiesa si scorge anche dall’esterno e guardando il monte ha le sembianze di un luogo ascetico fermo nel passato

Le chiese nella roccia...
Santa Maria di Idris, Matera

In questo brevissimo viaggio non poteva non essere inserita una delle chiese rupestri del più affascinante posto interamente scavato nella roccia, ovviamente Matera.

Su un’altura, quasi a ricordare la sua importanza, si trova la chiesa rupestre di Santa Maria di Idris.

Il nome Idris o meglio Odigidria, che deriva dal greco, ci porta lontano fino a Costantinopoli dove la Vergine Maria fu così rinominata per indicare la guida della via o dell’acqua. 

La chiesa di Santa Maria di Idris risale ad un periodo compreso fra il Trecento e il Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. 

Come attraverso un passaggio segreto le due chiese sono collegate e all’interno della cripta rupestre sono presenti affreschi realizzati tra il XII e il XVII secolo, tra i più pregevoli della città, che  ci permettono di ammirare le bellezze dello stile bizantino.

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