San Bartolomeo all’Isola

Bartolomeo isola

Lunedì – Sabato ore 9.00 – 13.00 / 15.30 – 17.30 Domenica: ore 9:00 – 13:00
Domenica e festivi: Ore 11.30

Quant’è affasciante l’Isola Tiberina con i suoi misteri e aneddoti

con i suoi colori e lo scroscio del fiume che irrompe da ogni lato! Arrivi al centro dell’Isola, dopo aver passato la Sora Lella sulla sinistra e la farmacia sulla destra, e, prima di imboccare Ponte Cestio e tenendo alle spalle l’ospedale “Fatebenefratelli”, ti fermi a guardare il Ponte Rotto laggiù, stupendo, soprattutto di sera quando è buio e le luci lo rendono così affascinante. Il suono del fiume copre anche il rumore delle macchine e tu sei immerso in un’altra realtà. In primo piano, davanti a te, prima del Ponte Rotto noti un piazzale, grande, con un monumento marmoreo al centro, finché non prendi coscienza che lì davanti silenziosa ad aspettare la tua attenzione c’è lei: San Bartolomeo all’Isola.

Raccontiamo un po’ di lei, conosciamo le sue origini…

La prima chiesa è stata edificata sulle rovine del Tempio di Esculapio dall’imperatore tedesco Ottone III il quale, nel 997, la fece costruire per onorare Sant’Adalberto vescovo di Praga, martirizzato a Danzica. Nel 1113 fu soggetta a un importante intervento di restauro sotto papa Pasquale II e nel 1180 fu destinata alla conservazione del corpo di San Bartolomeo Apostolo, per cui cambiò nome. Nel 1557 fu colpita dalla violenta alluvione che devastò tutta l’isola, riportando gravi danni fra cui il crollo totale della decorazione della facciata e la distruzione dell’altare con il ciborio, il baldacchino che spesso incornicia l’altare. Orazio Torriani ci rimise mano nel 1624, ricomponendo la facciata in stile barocco con due piani e a portico. Alcune fonti ne attribuiscono la paternità a Martino Longhi il Giovane.

Si tratta di un esempio di barocco romano, con timpano spezzato e parte centrale rientrata (guardate bene la foto! [Fig. 1] il timpano è la parte superiore della facciata, quella triangolare) per dare l’effetto plastico chiaroscurale tipico dello stile; è inoltre ricca di arcate e nicchie, e i due ordini, i due livelli, sono raccordati da volute (quei riccioli in alto).

A sinistra della facciata, si erge una torre campanaria a bifore e trifore, finestre ad arco separate da colonnine a due o tre archetti. In questo caso sono presenti entrambi.

Sotto il portico, più o meno ad altezza uomo, è conservata un’epigrafe metrica, un’iscrizione, che ricorda i restauri di papa Pasquale II e una targa che registra il livello dell’acqua raggiunto nell’alluvione del 1937.

Entriamo…

Osserviamo subito la forma basilicale a tre navate. Il percorso è scandito da due file di 14 colonne tutte diverse, di riuso, perché provengono da siti antichi e riutilizzati per un’altra destinazione d’uso. In fondo vediamo l’altare con il transetto, il braccio di spazio perpendicolare alle navate, entrambi rialzati. Il pavimento risale a un intervento del 1739, quando fu sostituito l’originale cosmatesco, realizzato secondo lo stile della famiglia Cosmati, marmorari romani che decoravano pavimenti, cibori e altari con tarsìe marmoree colorate secondo schemi astratti geometrici, Roma ne è piena.

Il soffitto ligneo a cassettoni inaugurato nel 1624 e restaurato nel 1865 presenta riquadri con l’“Assunta”, “San Francesco riceve le stimmate” e “San Bartolomeo che rifiuta di adorare le divinità pagane”.

Sulla scalinata, proprio al centro dei gradini, uno degli elementi più interessanti della chiesa: un pozzo, ricavato da una colonna del IX secolo. È stato posto in corrispondenza dell’antica fonte del Tempio di Esculapio ed è decorata con piccole edicole divise da colonnine tortili (attorcigliate verso l’alto!) che inquadrano le figure di Gesù, Sant’Adalberto, San Bartolomeo e Ottone III.

Sui bordi della bocca del pozzo sono presenti le scanalature dello sfregamento della catena perché inizialmente si pensava che l’acqua che conteneva fosse miracolosa e in molti si andavano ad abbeverare. Si vede ancora l’iscrizione “Lasciate venire alla fonte chi ha sete e trarvi un sorso di salute” lungo la parete della vera, ma purtroppo non era affatto miracolosa e creò più danni che altro. Decisero quindi di sbarrarlo.

Continuando la scalinata si arriva all’altare, dove vediamo una grande vasca in porfido rosso in cui sono conservate le reliquie di San Bartolomeo. Sopra l’altare è posta in evidenza l’icona dei martiri del XX secolo, su cui torneremo in un secondo momento.

A destra dell’altare, la Cappella degli Orsini presenta due leoni stilofori (erano cioè stati base di colonne), e dagli affreschi di Martino Longhi che rappresentò alcune scene della “Vita della Madonna”.

Sulla sinistra, murata, si vede una palla di cannone di 14 cm di diametro che colpì la chiesa gremita di fedeli durante l’assedio francese della Capitale nel 1849, senza lasciare feriti e diventando così simbolo di un evento miracoloso.

 


Torniamo all’ingresso…

Questa chiesa diventa ancora più affascinante e attuale grazie all’intervento di papa Giovanni Paolo II, il quale istituì la commissione “Nuovi Martiri” che raccolse 12.000 documenti sulle storie dei martiri dell’epoca moderna.

Il 12 ottobre 2002 con una cerimonia solenne è stata posta sull’altare e benedetta l’icona dei Martiri del XX secolo e la chiesa da quel momento riveste il ruolo di memoriale dei martiri più recenti. Nelle sei cappelle laterali coesistono infatti pale seicentesche con reliquie di nuovi santi divisi per provenienza geografica.

Sono suddivise seguendo questo ordine:

  • prima cappella destra: Martiri dell’Oceania e Asia Minore
  • seconda cappella destra: Martiri delle Americhe, con alle spalle una pala di Antonio Carracci, uno dei tre fratelli Carracci, antagonisti del Caravaggio nell’ambito delle ideologie e tecniche pittoriche
  • terza cappella destra: Martiri oppositori dei regimi comunisti
  • prima cappella sinistra: Martiri dell’Africa
  • seconda cappella sinistra: Martiri di Spagna e Messico
  • terza cappella sinistra: Martiri del regime nazista

Di seguito trovate l’elenco di tutti i martiri ricordati in questa chiesa con loro reliquie:

Bibbia appartenuta a Floribert Bwana-Chui, Bibbia appartenuta a Shahbaz Bhatti, Bibbia appartenuta ad Evariste Kagorara, Stola di Ragheed Aziz Ganni, Croce di Suor Leonella Sgorbati, Croce distribuita in Albania, Croce pettorale di Josep Maria Noguer i Tarafa, Croce pettorale di mons Alejandro Labaka, Croficisso recuperato in Catalogna bruciato durante la guerra civile, Custodia per ostie utilizzata dalla moglie di Eugen Bolz ucciso dai nazisti, Foto di padre André Jarlan, Calice stola e patena di don Andrea Santoro, Mitra di mons. Padovese, Fascia medaglia e croce della Malanesian Brotherhood, reliquie dei beati Kokowna, Starowieyski e Popieluszko, Lettera del beato Ignazio Maloyan, Lettera del beato Franz Jagerstatter, Lettera del catolico Heinrich Ruster, Lettera del pastore evangelico Paul Schneider, Lettera di frére Christian de Chergé, Memoria di Joseph Chmar Salas vescovo cambogiano, Messale di mons. Oscar Arbulfo Romero, Scapolare di Sofiàn Boghiu, Pastorale del card. Posadas Ocampo, Pisside utilizzata dai cattolici albanesi, pietra lanciata dalle SS contro la residenza di mons. Baptista Srpoll, Reliquia del card. Clemens von Galen, Reliquie dei martiri di San Joaquìn, Reliquie del Santo Galvàn Bermudez, Reliquie di San Pedro Poveda, Rosario di padrea Alekandr Men’, Stola di padre André Jarlan

 

In cosa si distingue San Bartolomeo all’Isola? Dal fiume che le passa accanto mentre lei rimane immobile, nonostante tutte le vessazioni del tempo e dell’acqua che spesso ha rischiato di affondarla, dai miracoli che parlano di lei, ma anche dalla sua vita che ha reso  le sue pareti permeabili solo all’incalzare della storia, anche della più recente.

 

Alla prossima ChurchingExperience!

 

 

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