Santissima Trinità degli Spagnoli

Una chiesa multilingue

Aperta 07:30-12:10 e 16:30-20:00 Numero Tel.: 06 6793223 – per gli orari delle Messe contattare la chiesa – Via dei Condotti, 42 – Rione Campo Marzio 

Una chiesa multilingue

Santissima Trinità degli Spagnoli

di Sofia Federici

La splendida scalinata di Trinità dei Monti inonda come un fiume in piena una delle Piazze più famose della Città Eterna: l’elegante Piazza di Spagna. Il richiamo agli antichi porti romani è inevitabile; l’architetto Francesco De Sanctis riuscì a pieno nell’intento di regalarci l’emozione di vedere un fiume di marmo scendere fino lungo le pendici del colle. La Barcaccia affonda nelle acque, splendida, solenne, uno dei capolavori dei Bernini, padre e figlio che collaborarono alla realizzazione di uno delle opere barocche più belle: il simbolo di un’Italia che affonda da sempre, un’Italia che imbarca acqua, ma che nonostante tutto galleggia e fa risplendere la sua bellezza nei riflessi azzurri. Oggi al fiume di marmo si sovrappone il fiume di persone che scivola frenetico tra selfie e stupore per poi riversarsi nelle vie più eleganti della città. Via Condotti, dritta, si apre fino a Piazza Goldoni, in un turbinio di colori, tra vetrine di grandi firme e boutique eleganti. Il Caffè Greco emana il suo profumo di caffè, mentre i turisti disorientati, si lasciano trasportare dalla corrente.

Una chiesa multilingue

In questo marasma, silenziosa, scrutatrice come una vecchia signora di paese seduta sull’uscio della porta domestica, sta la nostra Santissima Trinità degli Spagnoli, viva custode anche lei di storie, aneddoti, capolavori…ed è lei che ora ci racconterà di sé. 

Una facciata dall’incarnato rosa e bianco si apre ondeggiante con i suoi non eccessivi chiaroscuri barocchi. Sopra la lunetta superiore al portale d’ingresso un angelo libera due schiavi da pesanti catene come è proprio dell’Ordine della Santissima Trinità degli Spagnoli che regge la chiesa. Ma procediamo lentamente…

L’Ordine della Santissima Trinità nasce nel XII secolo per volere dei Santi Felice di Valois e Giovanni de’ Matha che si prefissero come missione la redenzione degli schiavi cristiani caduti prigionieri dei mori. Il nome completo risulta, infatti, essere Ordine della Santissima Trinità e redenzione degli schiaviLa costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1732, annettendo l’ospizio e il convento dei Trinitari calzati di Spagna proprio al di sopra dello storico Palazzo Rucellai che venne acquistato da padre Lorenzo, appartenente allo stesso Ordine, a nome delle province spagnole di Castiglia, Navarra e Leone. Il costo fu di 25.474 scudi romani con rescritto del Papa Clemente XII

Lo sentite anche voi questo profumo di Spagna? Questo angolo così speciale di Roma è dedicato alla realtà spagnola e sembra di vederli i colori e i suoni tipici della cultura iberica che si fondono in un tutt’uno con le suggestioni romane. Già dalla storia di questa chiesa si capisce come il melting pot presente nella Città Eterna le donava un’apertura senza eguali.

La prima direzione della costruzione della chiesa fu affidata all’architetto portoghese Emmanuel Rodriguez dos Santos, affiancato da Giuseppe Sardi. Purtroppo i dissidi con i frati dell’Ordine lo costrinsero ad abbandonare il progetto che venne in seguito affidato allo spagnolo José Hermosilla y Sandoval che si occupò principalmente della decorazione dell’apparato interno. 

Pensate quante lingue sono state parlate tra queste mura!

Ora entriamo.Santissima Trinità degli Spagnoli

Proseguendo verso l’altare, raggiungiamo il presbiterio, decorato dal già citato Josè Hermosilla y Sandoval, il cui tema dominante è quello della Trinità. Troneggia sull’altare maggiore la Santissima Trinità assiste alla liberazione di uno schiavo per opera di un angelo di Corrado Giaquinto. Splendida!

Giaquinto è un pittore non conosciuto dai più, ma approfondendo il panorama artistico italiano del Settecento, si scopre in lui uno dei maestri più famosi, raffinati e allo stesso tempo sovversivi di questo secolo. Numerose sono i suoi interventi nelle chiese di Roma, prima di lasciare la Città Eterna per trasferirsi a Torino, Napoli e infine all’estero.

Lo troviamo in Santa Croce in Gerusalemme, in San Nicola ai Lorenesi, in San Giovanni Calibita sull’Isola Tiberina e molto ancora. Fu allievo di Sebastiano Conca, uno dei maggiori rappresentanti dell’Accademia di San Luca che, insieme all’Accademia d’Arcadia, costituivano prestigiosissime scuola d’arte in cui la predilezione per il classico era quasi un’ossessione. Le Accademie erano infatti costantemente pressata dalla Chiesa, ansiosa nel timore di non riuscire a controllare il messaggio da diffondere ai fedeli. Giaquinto impara tutte le norme e pedissequamente esegue con maestria veri e propri capolavori. Si nota dall’ordine delle figure presenti nelle sue tele, perfettamente concatenate in dialogo, dalle tematiche che affronta, solenni e maestose, ma, nonostante tutto, si percepisce qualcosa in lui che lo rende speciale. La classicità così scrupolosamente espletata gli stava stretta. Tra le rime dei suoi colori si coglie il suo scalpitare, il suo desiderio di altro. Lo si percepisce dai chiaroscuri e dall’inquietudine emanata sottilmente dai personaggi che rappresenta. Giaquinto opera finemente. Un aspetto ordinato, classico, nasconde innumerevoli turbinii emotivi che rendono le sue opere uniche, imparagonabili. Non si possono guardare le opere di Giaquinto senza provare ammirazione. Ammirazione per la sua diversità sottile ma profonda, che lascia volutamente un retrogusto amaro che si fa ricordare, che si fa apprezzare, che si fa gustare.

Santissima Trinità degli Spagnoli

Lasciamo Giaquinto, anche se solo per il momento perchè, come detto, lo incontreremo anche in altri edifici ecclesiastici, e proseguiamo nella scoperta di questa chiesa. Le tele laterali dell’altare sono di Antonio Gonzalez Velasquez, da non confondere con il più famoso Diego, che rappresenta Innocenzo III mentre approva l’Ordine dei Trinitari Scalzi di Castiglia, i Due Fondatori dell’Ordine, Storie di Abramo e Sara e nei pennacchi gli Evangelisti.

Osserviamo le cappelle laterali

La cappella di Santa Caterina d’Alessandria racconta la storia di questa importante martire e del suo famoso miracolo. Si dice infatti che Santa Caterina fu destinata al martirio tramite ruota dentata, ma la ruota, al momento di doverla pressare, si spaccò. Andrea Casali, altro allievo del Conca, ci racconta gli episodi di vita della Santa. Sull’altare infatti si trova il Martirio di Santa Caterina, con la ruota dentata in primissimo piano; sulla sinistra troviamo l’Ascensione al Cielo della Santa e sulla destra la rappresentazione del miracolo. 

Santissima Trinità degli Spagnoli

Nella cappella successiva, Cappella dell’Immacolata, troviamo altre due opere di Casali, ai lati l’Annunciazione e l’Assunzione e, al centro, l’Immacolata Concezione dello spagnolo Francesco Preciado de La Vega.

L’ultima, ma non per importanza, è la cappella di Sant’Agnese in cui spicca l’opera di Marco Benefial, altro grande artista del Settecento, che riprende il carattere recalcitrante di Giaquinto estremizzandone gli aspetti veristi. Rappresenta il martirio della Santa in tutta la sua crudeltà e crudezza. Spiazza la durezza di Benefial che traduce con dettagli impietosi il martirio, ma riporta anche il coinvolgente affetto dell’apparizione della Santa ai genitori in veste di Beata. Sentimenti. Forti. Puri. Benefial strappa il velo del classicismo. Quel velo che Giaquinto non ha voluto strappare per scelta.

Tante lingue si parlano in questa chiesa. L’Italiano e lo Spagnolo. Il classico e i tentativi “insurrezionali” del vero in un periodo post barocco che sembra in grado di accogliere solo arte classica, pulita, non sporcata dalla realtà, ma che in molti casi non riesce a trattenerne l’impeto. 

Così come i turisti parlano lingue diverse per via Condotti e le vetrine ci proiettano nella moda di tutto il mondo, questa chiesa rappresenta forse la sintesi perfetta di questo mescolarsi di realtà che, fondendosi insieme, creano un coloratissimo, strabiliante capolavoro.

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