Una chiesa: un libro aperto!

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Immaginiamo un libro!

Un libro guardato con gli occhi di un bambino piccolo, che ancora non ha imparato a leggere e che quindi non percepisce neanche cosa siano le lettere. Per lui è un insieme di pagine di carta con scarabocchi intricati neri che si affastellano. Pagine e pagine con un inizio e una fine fatte di una carta più spessa. Tutto qui!

Poi a un certo punto qualcuno gli insegna a leggere e quegli scarabocchi diventano simboli sensati che arrivano ad assumere un significato che va addirittura a pizzicargli l’animo, regalandogli emozioni.

Prima di decidere di studiare arte, per me entrare in una chiesa era come vedere tutti scarabocchi neri su un foglio di carta. Capivo che c’era qualcosa, qualcosa da guardare, ma non ne percepivo il valore. Poi qualcuno mi ha insegnato a leggerle e da quel momento ho capito che le chiese sono proprio come dei libri! Raccontano infinite storie, pagine e pagine…

Proviamo a leggere una chiesa:

Siamo in via di San Clemente, dietro il Colosseo. Di fronte a un bar, una porta in una parete quasi anonima dà accesso alla Basilica di San Clemente.

Ci siamo!

Entriamo. Venite con me…

I rumori della strada non si sentono più. Le tazzine del bar di fronte smettono di infastidire, e si è altrove. Tanta gente, forse troppa. Ma non importa! Fa freschetto! Il marmo purtroppo disperde il calore e l’aria è un’altra rispetto a fuori.

Prima cosa da fare? É un’entrata laterale, la principale è chiusa da un cancello, per cui è necessario andare a destra nella navata centrale e guardare la chiesa in tutta la sua interezza. Eccola lì la pila di carta sul comodino rilegata da una bella copertina!

Leggiamo insieme: le tre navate, i tre percorsi paralleli, scanditi da colonne, come è tipico nelle piante delle basiliche; una Schola Cantorum del XII secolo (vi rendete conto? È del 1100!!!), tipico delle basiliche paleocristiane (quindi ne troveremo altre in altre chiese! Ricordiamocelo!), il recinto in marmo entro cui si trovava il coro durante le funzioni; un ciborio, una costruzione che sembra un letto a baldacchino, che incornicia l’altare; e soprattutto un meraviglioso mosaico bizantino nell’abside, la parte retrostante l’altare, la mezza cupola per intenderci. Perché bizantino? Perché fu Bisanzio, la seconda patria del Cristianesimo, a introdurre in Italia questa tecnica decorativa durante il VI secolo.

Siamo in una delle chiese più belle e importanti di Roma e nei suoi sotterranei si trovano costruzioni risalenti anche al I secolo d.C., nonché la prima versione della basilica.

Avviciniamoci a una colonna. Proviamo a toccarla!

Non sentite l’emozione del freddo e del tempo che la attraversano?

Ecco che piano piano gli scarabocchi diventano lettere che iniziano a formare parole, le parole frasi, le frasi emozioni…

Vedete? Le cose adesso iniziano ad avere un senso, e capire dà tutto un altro sapore alle cose.

 

ChurchingExperience!

 

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